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Città di Modena
Cenni storici

Il territorio su cui sorge Modena, durante la preistoria, fu abitato per secoli da popoli cosiddetti indo-europei (non meglio identificabili) che vi si insediarono costruendo capanne o palafitte in quelle zone lagunose formate dai fiumi che scendevano dall’Appennino.
Gli Etruschi, più progrediti, subentrarono per poco tempo e furono a loro volta sostituiti dai Galli Boi nel IV secolo a.C. Durante la ribellione dei Galli Boi nei confronti di Roma, i coloni romani, insieme ai legionari del pretore Lucio Manlio e poi del console Cornelio Merula, assediarono la città e ridussero alla ragione gli insorti in due diverse occasioni successive (218 e 192 a.C.). A datare dal 187 a.C., i romani avviarono la costruzione della via Emilia che doveva collegare Rimini a Piacenza e prese il nome dal console M. Emilio Lepido che ne dirigeva i lavori; il territorio fu bonificato e colonizzato definitivamente con l’invio di un gruppo di cittadini romani della tribù Pollia. Questo non impedì ai Galli Boi e ad altri popoli insediati sulle montagne del Frignano (i Liguri Friniati) di aggredire a più riprese l’insediamento romano.
Respinti questi popoli, fu la volta delle guerre civili, durante le quali le legioni di Pompeo si fermarono a lungo nei pressi di Modena (78 a.C.) per contrastare Marco Bruto che l’aveva occupata per conto di Lepido.
L’ex gladiatore Spartaco combattè a Modena nel 72 e fu vittorioso contro Caio Cassio; anche Decimo Bruto vi fu assediato a lungo nel 43 dalle legioni di Marco Antonio che furono poi sconfitte dai rinforzi mandati da Roma per liberare la città. In quell’occasione Cicerone elogiò la città per il coraggio dimostrato. Dagli scritti del tempo emerge che Modena doveva vivere un periodo molto prospero per l’economia, gli scambi commerciali, l’agricoltura. A conferma di ciò, durante l’impero di Traiano, Modena fu un Municipio con magistrati propri e leggi autonome. La città fu danneggiata gravemente dalla guerra fra Massenzio e Costantino che la conquistò nel 312 d.C. salvandola dalle persecuzioni religiose. La diffusione del cristianesimo avvenne lentamente a Modena e possiamo affermare che, quando venne fondata la prima cattedra vescovile, affidata ad Antonino, il paganesimo era ancora molto diffuso. Il secondo vescovo di Modena fu S. Geminiano che ne diventò poi il patrono.
Il destino di Modena seguì quello di tutte le altre città della regione che gradualmente caddero in decadenza dopo la vittoria di Costantino che segnò l’inizio di numerosi sconvolgimenti politici e sociali prima della caduta dell’Impero Romano d’Occidente.
Subentrò poi il dominio di Odoacre seguito dai Goti, dagli Esarchi di Ravenna, dai Longobardi, dai Franchi: i passaggi di potere indebolirono ulteriormente la città che subì anche calamità naturali dovute alle frequenti e terribili inondazioni che portarono la miseria e la malaria nelle campagne e nel centro abitato.
Carlo Magno portò il regime feudale a Modena nel IX secolo instaurandovi un Conte che però era affiancato da un’autorità della Chiesa sostenuta, in quel periodo, dagli imperatori che cercavano di ostacolare il potere dei feudatari laici accrescendo il potere temporale dei vescovi.
Grazie al vescovo Leodoino, nell’891, la città fu restaurata e fortificata con il permesso dell’imperatore Guido da Spoleto.
I vescovi che seguirono accrebbero ulteriormente il loro potere sostenuti anche dalla popolazione, ma già l’imperatore Ottone I aveva modificato la politica affidando il contado di Modena a Atto Alberto signore di Canossa che, alla sua morte, lasciò il dominio in eredità al figlio marchese Tedaldo che lo ampliò notevolmente.
Il figlio di Tedaldo, Bonifacio, successe al padre e fu ucciso a tradimento nel 1052 lasciando erede la figlia Matilde ormai signora di un dominio vastissimo che comprendeva anche la città di Modena. Il potere della famiglia di Canossa su Modena fu però più teorico che reale in quanto erano i vescovi a governare effettivamente la città in accordo o, a volte, anche in disaccordo con la Chiesa. Tuttavia, con il vescovo Eriberto la città riuscì ad ottenere un contributo fondamentale da Matilde di Canossa per la ristrutturazione della cattedrale che cadeva in rovina (1099). I lavori durarono un secolo. Matilde, alla sua morte, lasciò tutti i beni alla Chiesa mentre Modena sarebbe dovuta tornare in mano all’imperatore; in realtà erano ancora i vescovi a gestire il potere anche se con meno autorità grazie all’accresciuta potenza delle classi più elevate della popolazione che da qualche tempo si riunivano nel "Palatium urbis" per discutere i propri interessi. Cominciò così la struttura comunale di Modena che dal 1135 fu retta da consoli e, nel 1156, ebbe il primo Podestà (Gherardo Rangoni) nominato però dall’imperatore, mentre dal 1177 il podestà venne nominato liberamente dai cittadini.
Con la pace di Costanza Modena cominciò a vivere un periodo di autonomia e serenità durante il quale la città fu abbellita e fortificata ed estese il suo dominio sulle terre di tutto il contado.
Furono i Guelfi e i Ghibellini a interrompere la pace nel XIII secolo con le lotte fra le famiglie Aigoni e Grasolfi, internamente a Modena, e con le rivalità fra le città vicine (Reggio e Bologna) per la conquista di Nonantola. Modena subì una gravissima sconfitta dai bolognesi nella battaglia della Fossalta (1249) durante la quale fu fatto prigioniero Re Enzo che guidava l’esercito imperiale alleato dei modenesi. La città fu quindi presidiata dai bolognesi che vi esercitarono il loro potere mentre continuavano le discordie interne che finirono per ridurla in condizioni di miseria e debolezza, esposta a qualunque rischio di invasione. Per interrompere questo disfacimento i nobili del partito guelfo dominante chiesero aiuto ad Obizzo d’Este offrendogli la Signoria della città nella speranza che governasse con fermezza ponendo fine alle liti interne. Questi accettò nel 1289 e riunì sotto la sua Signoria anche Reggio che aveva seguito l’esempio di Modena offrendosi spontaneamente. Le lotte però continuarono su tutti i fronti, nonostante la repressione degli estensi, fino a provocare una gravissima rivolta popolare (1306) che cacciò dalla città il Podestà, le famiglie nobili guelfe e gli estensi stessi per nominare un governo popolare chiamato "Respublica Mutinensis".
Neanche questa volta le lotte intestine si fermarono e ben presto Modena fu occupata dallo straniero Arrigo VII con il vicario imperiale Guidaloste de’ Vergellesi da Pistoia poi sostituito da Pico della Mirandola e quindi dalla Signoria dei Bonacolsi di Mantova che furono veri e propri tiranni fino al 1318. I numerosi cambiamenti di personaggi al potere, a volte assai poco raccomandabili, portarono la città verso un sempre più profondo declino economico e morale fino ad attirare da un lato l’ira del Papa, che decise di interdirla per quasi un decennio, e dall’altro lato il tentativo di Bologna di appropriarsene. Fallito il tentativo, i bolognesi ottennero comunque una pace a loro favorevole, cosa che decise i modenesi a cacciare l’attuale Signore e offrire la città al papa Giovanni XXII (1327).
I Ghibellini ripresero le ostilità e i tentativi di andare al potere e seguirono altri anni di saccheggi e repressioni con conseguenti gravissimi disagi per la popolazione che decise di consegnarsi nuovamente agli estensi. Questi ripresero il governo della città a partire dal 1336 fino al 1510 portando finalmente la ripresa economica, morale, artistica, l’ampliamento del territorio, la ripresa dei commerci, la promulgazione dei nuovi statuti comunali. Fra tutti gli estensi, Alfonso I fu l’ultimo a governare Modena e le diede un periodo di nuovo tormentato da guerre e congiure che si concluse con l’occupazione della città da parte delle truppe del papa Giulio II che vi rimasero fino al 1527. Da allora si succedettero governatori che danneggiarono la pubblica amministrazione favorendo la ripresa delle lotte fra le fazioni.
Fra essi, si distinse invece per merito, soltanto Francesco Guicciardini che portò temporanei miglioramenti, subito affossati dal suo successore nonché da una pestilenza e infine dall’occupazione da parte delle truppe imperiali di Carlo V che nel 1531 stabiliva che Modena e Reggio restassero sotto il potere del duca Alfonso d’Este.
Il figlio di questi (Ercole II), ereditato il ducato, favorì il rafforzamento di Modena, lo sviluppo edilizio, la costruzione della cinta muraria. Dopo di lui fu Alfonso II a governare pacificamente, mentre il suo successore, il duca Cesare d’Este, oltre ad essersi macchiato della persecuzione degli ebrei e dell’omicidio del duca di Sassuolo, non riuscì ad opporsi all’azione di papa Clemente VIII che riuscì a cacciarlo.
Così, nel 1598, Modena divenne capitale dello Stato (e tale rimase fino al 1859 tranne durante la parentesi napoleonica) e sede del sovrano che vi trasferì la biblioteca, il museo e l’archivio. Dopo Alfonso II, morto nel 1628, governarono Alfonso III e poi Francesco I d’Este che portò prestigio politico e militare, fece edificare il nuovo Palazzo Ducale e molti altri edifici importanti, ottenne l’annessione del principato di Correggio.
Dopo Francesco I, furono ugualmente abili governanti Alfonso IV, la moglie Laura e il figlio Francesco II che fece rinascere a nuova vita l’Università. Nel 1694 gli successe lo zio Rinaldo d’Este che rinunciò alla porpora e sposò Carlotta Felicita di Brunswick. Gli ultimi governanti non si preoccuparono di garantire alleanze importanti alla città e non riuscirono ad impedire l’invasione dei Franco-Ispani che furono battuti solo grazie all’intervento dell’esercito austriaco nel 1707.
Seguirono 30 anni di pace e prosperità, a Rinaldo (che subì anche una seconda occupazione francese) successe Francesco III che continuò l’opera di abbellimento e risanamento della città ma subì anch’egli un’occupazione durante la guerra di successione austriaca. Ercole III fu l’ultimo degli estensi che continuò la politica di coloro che l’avevano preceduto ed ottenne l’annessione di Massa e Carrara, proprietà della moglie Maria Cybo.
Tuttavia, quando ebbe notizia delle vittorie napoleoniche abbandonò il ducato (senza più farvi ritorno) dopo aver nominato un consiglio di reggenza presto sciolto dalle truppe napoleoniche che presero possesso di Modena nel 1796. Pochi giorni dopo nasceva, proprio a Modena, la Repubblica Cispadana (alla presenza dei rappresentanti di Reggio, Ferrara e Bologna) che veniva in seguito incorporata nella Cisalpina.
Dopo una parentesi di potere degli austriaci, Napoleone riprese la città nel 1800 e la comprese nella Repubblica Italiana (1802-1805) poi nel Regno Italico col quale ebbe inizio un periodo felicissimo di fervore economico e morale, caratterizzato dal rifiorire delle scienze, delle arti e delle lettere, oltre che dell’edilizia, dell’agricoltura e del commercio.
Dopo la parentesi napoleonica Modena tornò in mano agli Este a partire dal 1814 (Francesco IV d’Austria-Este) e subì un governo duramente repressivo e moralmente spregevole. La rivolta organizzata da Ciro Menotti a Modena vide fra i protagonisti proprio Francesco IV che inizialmente sembrò aderire alle idee del rivoluzionario, ma poi ne tradì la fiducia e rese impossibile l’azione arrestando tutti i congiurati. La rivolta, soffocata a Modena, scoppiava comunque a Bologna, a Ferrara e in altri paesi della provincia, grazie anche al mancato arrivo delle truppe austriache e, alla fine, Francesco IV fu costretto ad abbandonare la città trascinando con sé Ciro Menotti in catene. In quell’occasione i liberali modenesi istituirono una dittatura che fu di breve durata e ben presto Francesco IV con l’aiuto degli austriaci tornò in possesso dei suoi Stati: la sua vendetta fece riempire le carceri e Menotti fu condannato a morte insieme a molti altri. Dobbiamo ricordare però le opere memorabili da attribuire alla sua volontà: la costruzione di una parte del Palazzo Ducale, del Foro Boario, del Ponte Alto, e di molti altri edifici, la restaurazione di chiese, la fondazione di istituti pii, la buona amministrazione. Francesco IV morì nel 1846; il figlio Francesco V continuò la politica del padre pur senza la sua efferatezza e governò fino al 1859, poi abbandonò i suoi domini nel momento in cui l’Italia entrò in guerra e Modena proclamò la propria annessione al Piemonte nominando dittatore Carlo Farini.
Nel 1860 il plebiscito dei Modenesi determinò l’entrata della città nel Regno d’Italia.

Nota della Redazione di Info Turismo Italia
la sintesi storica qui pubblicata deriva da ricerca diretta su testi storici e bibliografici, ferma comunque ogni disponibilità per approfondimenti ed ampliamenti da parte di chi fosse direttamente interessato sia a livello personale che istituzionale. Per ogni rilievo o puntualizzazione si prega indirizzare a:



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