|
Parma ha origini antichissime, certamente databili all'età del bronzo, ma la struttura cittadina è dovuta probabilmente agli Etruschi, che nel VI secolo a.C. abitavano la zona vicina alle paludi del Po.
Agli Etruschi seguirono i Galli Boi nel IV secolo e i Romani fra la fine del III e l'inizio del II secolo a.C., durante la conquista della Gallia Cisalpina. La prima colonia romana fu stabilita nel 183 con un centro adibito a magazzino militare per il rifornimento delle legioni; ciò avvenne pochi anni dopo l'avvio della costruzione della via Emilia che congiungeva Rimini e Piacenza. La città si chiamò Parma probabilmente a causa della sua struttura a forma di scudo rotondo oppure per significare la sua efficienza come centro di difesa. Più tardi Cesare volle chiamarla Iulia e poi Ottaviano la chiamò Iulia Augusta.
La città rimase pagana almeno fino al III secolo d.C., ovvero fino al martirio di San Donnino che successivamente diede il nome all'odierna Fidenza. La posizione di Parma, lungo la via Emilia, tra il Po e il passo della Cisa, in un territorio che, una volta bonificato, si prestava sia alla coltivazione che all'allevamento del bestiame, determinò la fortuna della popolazione.
Nel 49 a.C. Parma ottenne la cittadinanza romana e da quel momento mantenne sempre un notevole prestigio, anche durante la decadenza dell'Impero romano, in quanto fu sede episcopale.
Attila non la risparmiò (452) e Odoacre ne spartì le terre donandole ai suoi soldati ma, quando giunsero gli Ostrogoti (in particolare Teodorico), la città si riprese ed ebbe un periodo di calma destinato a finire con la guerra gotico-bizantina e con la devastazione portata da Totila. Dopo la vittoria di Narsete (seconda metà del VI secolo), Parma subì un breve governo bizantino che cercò di favorirla istituendo la sede dell'erario imperiale (da cui il soprannome di "città dell'oro"); quando fu conquistata dai Longobardi di Alboino, divenne sede di un Duca (569) e, con i Franchi di Carlomagno (774), fu sede di un Conte.
Durante l'epoca carolingia cominciò il processo di acquisizione di potere da parte dei vescovi con il riconoscimento della sede comitale. Fu così che il franco Vibodo fu nominato vescovo di Parma nell'857, con diritto di dominio sul palazzo reale e con diritti giudiziari e signorili sulle città e sui distretti vicini. Egli esercitò un potere benefico e i suoi successori mantennero e incrementarono il potere sulla città insieme ai privilegi acquisiti con gli imperatori franchi.
Intorno alla seconda metà dell'XI secolo, le lotte fra il Papato e l'Impero videro Parma schierata contro il primo a causa di quel legame interno fra l'episcopato e l'Impero. Onorio II (Cadalo) fu contrapposto come antipapa ad Alessandro II e, Clemente III (Wiberto da Parma) a Gregorio VII, Vittore III e Urbano II ma, quando Matilde di Canossa conquistò la città (1104), questa si schierò con il Papa.
Nel frattempo, si era sviluppato il comune cittadino, prima sotto la tutela del vescovo e poi autonomo (metà del XII secolo); con il comune erano nate numerose e intense controversie e rivalità che costrinsero Parma a difendersi e a combattere più volte contro Piacenza, Cremona e Borgo San Donnino.
Nel 1167, nell'ambito del conflitto fra i comuni e Federico I Barbarossa, Parma si schierò inizialmente con l'Imperatore, combattendo al suo fianco contro Crema, Milano e contro le città che si erano riunite nella Lega Veronese (Verona, Vicenza, Padova, Treviso) senza ottenere il risultato sperato. Infatti, nel 1167, a Pontida si formò la Lega Lombarda, alleata di quella Veronese e del Papa, per combattere contro l'Imperatore. A quel punto, anche Parma si ribellò al suo vescovo scismatico e al potere dell'Imperatore che fu costretto a cedere di fronte alla fermezza dei comuni e firmò la Pace di Costanza nel 1183.
Nel 1260 fu terminata la costruzione del Battistero che attestava la fiorente prosperità di Parma e furono incrementati i commerci e gli studi, benchè la città fosse costantemente impegnata in conflitti con le città vicine e quindi avesse necessità di fortificare mura e bastioni.
Anche Federico II cercò di approfittare di queste lotte per estendere il suo potere, in particolare sulle città lombarde, ed in questa impresa ottenne la fedeltà di Parma che ebbe in cambio la possibilità di esercitare i diritti regi. Tuttavia, la città era divisa internamente fra la fazione dei guelfi e quella dei ghibellini e il Papa approfittò di questo per creare una situazione ostile all'Imperatore e riprendere il controllo della città nominando vescovo un suo nipote, podestà suo fratello e lanciando la sua scomunica su Federico II. Quest'ultimo, partito alla volta di Lione proprio per riconciliarsi col Papa, dovette rientrare per dominare la rivolta di Parma che gli stava a cuore in quanto punto strategico per le comunicazioni fra la Romagna e le Puglie.
Parma uscì vittoriosa dal conflitto contro l'Imperatore (1248) compromettendo seriamente la sorte degli svevi in Italia.
Nella seconda metà del XIII secolo, col sopravvento della parte guelfa e popolare (rappresentata dagli artigiani e dai mercanti organizzati nelle corporazioni e nella Società dei Crociati) sui nobili, ebbe inizio il regime signorile e, con esso, nuove lotte per il possesso di Parma: si avvicendarono così gli Scaligeri, i da Correggio, gli Estensi (Obizzo III venderà Parma ai Visconti per settantamila fiorini d'oro), i Visconti, Ludovico re d'Ungheria (che fu respinto dopo un lungo assedio), le truppe papali.
Parma fu poi venduta una seconda volta da Niccolò III d'Este a Filippo Maria Visconti per trentamila fiorini (1420), subentrò nel 1449 la casata degli Sforza che rimase, fra alterne vicende, fino alla fine del '400.
Luigi XII re di Francia, impadronitosi della Lombardia ai primi del 1500, mise a ferro e fuoco la città e, quando morì, gli subentrò Francesco I che a sua volta occupò la Lombardia obbligando il Papa a cedergli Parma. Più tardi tornò il potere della Chiesa e, nel 1545, iniziò la dominazione dei Farnese al seguito di Papa Paolo III, ex vescovo della città.
I Farnese rimasero al potere fino al 1731 da un lato incrementando i commerci, gli studi e le opere architettoniche e dall'altro tassando i cittadini, a volte in modo intollerabile, il che permise loro di essere la corte più splendente e sfarzosa d'Italia. Tre giorni dopo la morte del duca Antonio Farnese (privo di eredi diretti) si insediarono a Parma 3.500 soldati tedeschi al comando di un plenipotenziario imperiale che prese possesso della città in nome di don Carlo di Borbone.
La pace di Aquisgrana del 1748 assegnò il ducato, ormai in condizioni economiche disastrose, a Filippo di Borbone fratello di Carlo. Fu in realtà per merito del Segretario di Stato che Parma riuscì a rinascere sia come forza culturale che come forza produttiva e la vita cittadina proseguì in operosa tranquillità fino a quando la Francia fu colpita dalla tempesta della rivoluzione.
Napoleone, giunto in Italia, si appropriò del ducato di Parma, Piacenza e Guastalla che, durante i primi anni del 1800, si trasformò in dipartimento francese. Dopo la caduta di Napoleone il ducato venne assegnato all'ex imperatrice Maria Luigia d'Austria che fu confermata anche dal trattato di Vienna del 1815 con la clausola che, alla sua morte, il ducato sarebbe passato ai Borbone di Lucca. La nuova duchessa trovò un possedimento ben amministrato e riorganizzato dal reggente temporaneo e per questo fu bene accolta dalla popolazione.
Il buon governo proseguì ancora per diversi anni fino al 1829 quando si dovette procedere al cambio del Segretario di Stato e ne subentrò uno austriaco che provocò forte malcontento nella popolazione. In seguito, Parma fu brevemente occupata proprio dagli austriaci e, dopo la morte della duchessa, subentrò Carlo II di Borbone il cui governo fu sconvolto dalla rivolta dei parmigiani scoppiata in seguito ai moti rivoluzionari di Venezia e di Milano. Il duca fu costretto a tornare in Sassonia e, nel 1848, Carlo Alberto accettò l'annessione del ducato di Parma e Guastalla al Regno Sardo (Piacenza già ne faceva parte).
Dopo la sconfitta di Custoza, Parma passò di nuovo in mani austriache e qualunque moto di ispirazione liberale fu represso duramente sia da Carlo III che dalla duchessa sua moglie fino al 1859, anno in cui fu proclamata la definitiva caduta del governo borbonico e l'annessione delle province parmensi al Regno Sabaudo (1860).
Nel 1867 fu fondato il giornale politico-economico moderato "Il Presente" e cominciò la diffusione delle ideologie di Marx e di Bakunin dalle quali ebbe origine il movimento operaio organizzato. La Camera del Lavoro fu costituita nel 1893 e nel 1901 nacque il primo organo di stampa socialista ("L'idea") mentre, nel 1908, nasceva "L'Internazionale".
Dopo la prima guerra mondiale la città assunse un aspetto diverso a causa dell'abbattimento delle mura e di alcuni palazzi dell'epoca ducale che lasciarono il posto alle esigenze della popolazione notevolmente aumentata. Le bonifiche, la crescita della produzione agricola, le scuole e la lotta contro alcune malattie molto diffuse (pellagra) portarono notevoli miglioramenti nella vita sociale.
|