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Regione Emilia Romagna
La Storia

Numerosi reperti archeologici testimoniano che la regione fu abitata fin dalla più remota preistoria. Troviamo infatti rinvenimenti di superficie sui terrazzi quaternari pedemontani o lungo la valle dei fiumi che ci riportano fino al Paleolitico inferiore. Sulle colline fra Parma e Imola i manufatti litici permettono invece di risalire al Paleolitico medio, mentre le statuette della Venere di Chiozza e della Venere di Savignano sul Panaro, sono le più celebri testimonianze legate alla vita dell’uomo del Paleolitico superiore.
Sono notevoli per quantità e interesse anche gli insediamenti relativi al Neolitico (culture di Fiorano, di Chiozza e del Pescale) nonché le stazioni terramaricole che risalgono all’età del bronzo. Dell’età del ferro, all’inizio del I millennio a.C., abbiamo invece resti ceramici, metallici e vaste necropoli a testimonianza dello sviluppo della cultura Villanoviana soprattutto intorno all’attuale Bologna.
L’influsso della vicina Etruria sulla regione ebbe inizio molto presto, più precisamente già durante la cultura Villanoviana, ma si concretizzò in un dominio vero e proprio solo durante il periodo di espansione degli Etruschi su entrambe le rive del Po. In quell’occasione la regione si organizzò per la prima volta politicamente in una confederazione di città con Felsina (l’odierna Bologna) come centro principale, servito dal porto di Spina collocato a ovest dell’odierna Comacchio.
Altri porti attivi erano: Adria, Ravenna e Rimini.
All’interno invece, sulla linea che divenne poi la Via Emilia, prosperarono Cesena, Modena, Parma e Piacenza; mentre nelle zone collinari percorse dal Reno, nacque Misa (oggi Marzabotto).
L’invasione Celtica dell’inizio del IV secolo compromise gravemente la prosperità della regione e Felsina fu occupata dai Galli Boi che ne modificarono il nome in Bononia. Nel III secolo a.C. fu la volta dei Romani che presero possesso militare della regione conquistandola definitivamente al termine della guerra di Annibale (201-191 a.C.).
In quel periodo la regione venne suddivisa in lotti regolari, di cui è ancora possibile vedere il reticolato fondamentale chiamato Centuriazione, che furono affidati ai nuovi coloni; venne attraversata dalla Via Emilia e venne ordinata in provincia insieme alla Liguria. Iniziò così un nuovo periodo di prosperità in cui la posizione intermedia fra l’allora Nord e il Sud, fece diventare la zona teatro di importanti avvenimenti politici e militari: il passaggio del Rubicone da parte di Cesare, la guerra di Modena, la stipulazione del II Triumvirato.
Nel 402 Onorio spostò la capitale a Ravenna facendo così della parte orientale dell’Emilia una zona di notevole importanza che prese poi il nome di Romania e rappresentò il centro politico dell’Impero d’Occidente in declino.
Ravenna si trasformò, nel 540, da capitale dei Goti a sede dell’esarca bizantino a seguito della lotta combattuta fra Odoacre e Teodorico per il possesso dell’Italia che vide prevalere appunto i Bizantini.
L’ennesima invasione fu operata dai Longobardi che, in lotta con i Bizantini, ruppero l’unità della regione; Modena, Parma, Piacenza e Reggio diventarono ducati longobardi, mentre i Bizantini conservarono la sezione orientale dell’esarcato da Ravenna a Bologna che successivamente venne persa nel 728 assieme ad Imola. Ampliando gli accordi con la Chiesa e concedendo al papato la giurisdizione su tutto l’esarcato, Pipino e, dopo di lui, Carlo Magno, posero le premesse per le rivendicazioni del potere temporale della Chiesa che furono in seguito riconosciute da Ottone IV nel 1201, da Federico II nel 1213 e da Rodolfo d’Asburgo nel 1274.
I ducati longobardi presero il nome di comitati franchi sui quali esercitarono il potere prima i conti e poi, fra il IX e il X secolo, i vescovi; furono infatti concessi immunità e privilegi ai vescovi di Parma, Piacenza e Reggio, mentre l’Imperatore Ottone I concesse in feudo i comitati di Modena e Reggio agli Attoni. Durante la riforma imperiale ed ecclesiastica (1046-1073) scoppiarono in questa regione forti conflitti sia per il predominio di una forza sull’altra, sia all’interno del clero stesso. Con la fine dell’XI secolo i vescovi di parte imperiale vennero gradualmente sostituiti da ecclesiastici ortodossi alleati della borghesia che diedero l’impulso allo sviluppo dei comuni.
Regimi di tipo comunale sono presenti a Bologna dal 1114, a Piacenza dal 1127, a Modena dal 1135, a Reggio dal 1136. Durante l’età comunale l’Emilia Romagna prosperò notevolmente soprattutto grazie alla configurazione geografica della zona con fiumi, valichi e correnti di traffico e per i fattori storici che in quel periodo caratterizzavano tutta l’Italia settentrionale (incremento demografico e culturale, lotte tra papato e impero, crisi della feudalità).
Per più di due secoli i regimi comunali si logorarono in rivalità reciproche: Fidenza contesa da Parma e Piacenza, il fiume Secchia da Reggio e Modena, e gli sbocchi appenninici per le correnti di traffico dalla Toscana.
Fra i momenti culminanti ricordiamo: la lotta contro il Barbarossa a seguito della quale Parma, Piacenza, Modena, Bologna e Ferrara aderirono alla Lega Lombarda nel 1167 ma nel 1226, al momento di rinnovare l’accordo, Parma, Reggio e Modena si schierarono con l’Impero; la lotta contro Federico II con la battaglia di Parma e di Fossalta.
L’anno fra il 1256 e il 1257 segnò il passaggio alla libertà dei servi della gleba e l’indebolimento della feudalità ghibellina con il conseguente rafforzamento della borghesia che si avvalse dell’aumento della manodopera nelle città. La situazione geo-politica, caratterizzata dalla pressione del Papato, di Milano e di Venezia e dalla presenza del Po, impedì la realizzazione di quel processo di unificazione ad opera di una dinastia che invece avvenne in altre regioni.
Parma e Piacenza gravitarono intorno a Milano, Modena e Reggio intorno a Ferrara, mentre a Bologna si scontravano violentamente i Guelfi e i Ghibellini lasciando così spazio ai Visconti e al Papa. Nelle città romagnole la situazione non era migliore a seguito di continue congiure e guerre fra i regimi signorili (gli Alidosi a Imola, i Manfredi a Faenza, gli Ordelaffi a Forlì e Cesena, i Malatesta a Rimini, i da Polenta a Ravenna).
Con il cardinale Albornoz il governo pontificio fece un tentativo di affermarsi che però riuscì efficace solo con Cesare Borgia che divenne duca di Romagna nel 1501. Dopo la morte di Alessandro VI nel 1503, i Papi riuscirono a frenare le mire di Venezia sulla Romagna.
Nel VI secolo la Valle del Po fu al centro delle guerre franco-ispano-imperiali e divenne allo stesso tempo teatro di continui mutamenti e occupazioni nonchè punto nevralgico della politica italiana. Il Congresso di Bologna alla presenza dell’Imperatore Carlo V e del Papa Clemente VII (1529-1530) definì la situazione dell’Emilia Romagna in questi termini: Parma e Piacenza (staccate dal ducato milanese), Bologna e la Romagna sotto dominazione pontificia; Reggio e Modena (come feudi imperiali) e Ferrara (come feudo papale) agli Este, signori anche di Carpi; Guastalla ai Torelli e Mirandola ai Pico. Pier Luigi Farnese ottenne Parma e Piacenza nel 1545 dal padre Papa Paolo III ma i suoi discendenti si estinsero nel 1731 e subentrarono i Borboni. Similmente si estinse il ramo legittimo degli Este che possedevano Ferrara e la città fu incorporata dallo Stato Pontificio.
Gli stati non ebbero vita tranquilla durante i conflitti europei dei secoli XVII e XVIII caratterizzati da invasioni e contraccolpi almeno fino al 1797 quando la Pace di Campoformio determinò l’entrata dell’Emilia (esclusa Parma che venne lasciata ai Borboni) e della Romagna nella Repubblica Cisalpina e successivamente nella Repubblica Italiana senza mutamenti territoriali dal 1802 al 1805. In quella data infatti Parma e Piacenza furono annesse alla Francia e il resto entrò nel Regno Italico. La Chiesa restaurò il potere temporale in occasione del Congresso di Vienna e così fecero anche i dinasti pre-rivoluzionari, ma Parma e Piacenza furono affidate a Maria Luisa d’Austria e tornarono ai Borboni solo nel 1847.
I moti risorgimentali furono intensi con numerose congiure, operazioni militari e dure repressioni da parte dei legati papali e dei sovrani. La fusione dell’Emilia Romagna con il Piemonte avvenne tra il 1859 e il 1860 dopo un primo tentativo fallito nel 1848.

Nota della Redazione di Info Turismo Italia
la sintesi storica qui pubblicata deriva da ricerca diretta su testi storici e bibliografici, ferma comunque ogni disponibilità per approfondimenti ed ampliamenti da parte di chi fosse direttamente interessato sia a livello personale che istituzionale. Per ogni rilievo o puntualizzazione si prega indirizzare a:



 

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